Ospitalità
Nessun luogo è più, in quanto tale, casa e patria; ognuno deve farsi casa per l’altro, vedendo in lui, aldilà delle etichette di appartenenza o di separazione, la solitudine che lo bracca, il bisogno di essere accolto, l’implorazione a essere ospitato. Come è stato scritto di recente, la fede cristiana è “tener compagnia”, come Dio in Gesù si è accompagnato all’uomo nella solitudine del suo essere al mondo. Allora la pratica dell’ospitalità, questa piccola e dimessa virtù del quotidiano, diventa come la figura di quanto c’è di più essenziale, di più segreto, di più divino, nell’evento cristiano. Diventa il volto quotidiano della grazia. Di quella grazia che, seminata come dono, fiorisce come bellezza. Aperta all’accoglienza, la casa viene redenta; e con essa viene redento ciò che vi si trova e ciò che vi si fa: gli spazi, gli oggetti, i lavori domestici. Ridiventa luogo di benedizione.
(A. Rizzi, 1996)
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